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E rieccomi qui con un nuovo articolo sulla sopravvivenza in Grecia. Ora, devi sapere che i Greci hanno un rapporto con il lavoro conflittuale: da una parte lo detestano, da l’altra gli piace lo stipendio. Come risolvere questa conflittualità? Semplice: lavorando il meno possibile con il massimo stipendio possibile. Lasciando perdere i discorsi sull’età alla quale vanno (andavano) in pensione praticamente tutte le categorie lavorative, e con assegni più che sostanziosi, e sul gigantesco apparato pubblico che conta uno tra funzionari, preti e militari, ogni 10 persone inclusi lattanti, disoccupati e vecchidimmerda, faccio un esempio lampante: i negozi sono chiusi, oltre alla sacrosanta Domenica:

  • il lunedì pomeriggio per evitare un traumatico rientro operativo dal weekend;
  • il sabato pomeriggio, propedeutico al weekend;
  • il mercoledì, per spezzare la settimana che altrimenti sarebbe troooppo impegnativa.

Questo implica che io, che mi sono svegliato febbricitante questa domenica mattina, ovvero ieri, non potrò comprare la mia droga preferita fino a domani!

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Siore e Siori, benvenuti in questo blog del cazzo. Chiedo venia per esser stato colpevolmente assente, e dico “colpevolmente” perché la mia scusa è che sono stato su facebook un sacco e una sporta, complice lo sbrosbroc generale che si è scatenato in questi giorni per l’anniversario dell’11 Settembre.

Eppure normalmente sono io che trollo gli altri… Domenica scorsa, invece, sono stato vittima io di un troll da antologia. Tutto è nato a causa di un mio commento, neanche a dirlo, a proposito delle tesi complottiste:

Questo ha causato la reazione veemente di un tale:

Il commento è legittimo, chiedi chiarimenti e chiarimenti avrai:

È quello che succede dopo che è sbagliato:

Il seguito, che risparmio, è una salva di commenti idioti, pieni di cose che non c’entrano nulla con l’argomento, affermazioni false e domande tendenziose.

Tutto questo, mentre ieri stavo allo stadio a correre, mi ha ispirato una riflessione a proposito delle discussioni su internet, riflessione che vado ora a condividere con magno gaudio di tutti lor Siore e Siori (yawn!):

  1. quello che è debunkato è debunkato – perché discutere di tesi già abbondantemente debunkate? Perché impelagarsi in infinite discussioni con complottisti, sciachimisti e farlocchi vari? Che quando i testadigggeova ti fermano per strada ti metti a discutere con loro? No! E allora?!?
  2. non dar da mangiare agli animali – alcuni animali, e mi riferisco in particolare ai troll, si cibano dell’incazzatura altrui. Devo dire che il mio troll stavolta è rimasto piuttosto a secco, perché i miei commenti sono stati pochi e (relativamente) brevi. E pensare che ha provato di tutto: ha incalzato con le domande, ha commentato varie volte di seguito, ha copincollato furiosamente, si è dilungato in risposte dettagliate ma, incredibile a dirsi, mi ha fatto appena appena sorridere;
  3. le battaglie (su facebook) non si vincono mai – non importa quanto bene argomenti, non riuscirai mai a far cambiare idea a colui con cui stai discutendo su facebook. E perché dovresti? Dopotutto le informazioni che tu dai per scontato sono ampiamente disponibili su internet e, ciò nonostante, il farlocco di turno si rifiuta di accettarle, dice che le foto sono taroccate, le testimonianza falsate, la stampa manipolata e la politica corrotta (oddio, quest’ultima…)
  4. la parabola della montagna (di merda) – non importa quanto veloce sai spalare, chi accumula merda sarà sempre più molto veloce di te. Il motivo è semplice: qualunque farlocco ignorante è in grado di sparare domande a raffica su un argomento come il 9/11, mentre rispondere adeguatamente richiede conoscenze specifiche che nessuno è in grado di produrre. Inoltre le domande possono essere false in principio (“il buco sul pentagono era largo solo 5 metri”) mentre le risposte devono essere veritiere (era largo 35 metri) e corredate di foto che però regolarmente non vengono accettate;
  5. chi insulta perde – d’ora in poi applicherò la regola che chi insulta si becca un “hai perso” e la discussione finisce lì. Punto, game, match.

Comunque, dopo un po’ mi sono dilettato a prenderlo in giro. Credo di aver raggiunto l’apice con questo:

Vabbuo’ ya, tanto lo so che alla fine venite tutti qua per vedere qualche donnina nuda.

Dreaming of Brazil

Pubblicato: 30 luglio 2011 in Senza categoria
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E stamattina mi sono svegliato come se la sveglia mi avesse sparato nelle orecchie la sua musica satanica, e invece era ancora buio. Accendo la luce, guardo l’ora e penso vaffanculo e’ capitato di nuovo. Ma almeno oggi ho guardato la sveglia prima di alzarmi, fare colazione e lavarmi, altre volte mi sono accorto solo al momento di uscire di casa di essere due fottutissime ore in anticipo! Poi mi sono ricordato il sogno.

Il mio supervisore mi fa devi andare in un altro cantiere ti voglio la’ qui finiamo noi ma ho assolutamente bisogno di te in Brasile parti fra due giorni. E io accetto supino, anzi non metto neanche in discussione la cosa, penso a Milady e a come glielo dirò e lei non sarà felice affatto della cosa. E lui mi fa che tipo per compensare lo scarso preavviso mi fanno fare un viaggio coi contro-fiocchi volerò con Concorde e io penso ma il Concorde non e’ uscito fuori servizio già da un bel po’ di anni? E nel sogno non l’ho pensato ma lo faccio adesso che sono (poco) più lucido… ma il Concorde mica ha mai volato su Rio de Janeiro! Alla fine arrivo in Brasile sono nella foresta tropicale e guardo l’orologio faccio il calcolo del fuso orario e decido che in Italia e’ un’ora decente e posso telefonare e dare a Milady la notizia.

Dopo non ricordo nulla.

Della birra ho gia’ parlato, e per riassumere posso dire che la migliore birra greca e’ la Heineken, quindi non rompero’ ulteriormente i coglioni con questa.

Parliamo del vino: caro e mediocre. Sul serio, prendi una caraffa di vino bianco (krasi aspro) o rosato (rose’) se vai in una psarotaverna a mangiare del pesce, ma altrimenti lascia perdere. Il vino rosso non e’ minimamente paragonabile a quello italiano per cui, fatti un favore, non berlo.

Col pesce ci sta bene il famoso ouzo (si pronuncia “uso”): liquore all’anice, meno dolce della sambuca, si beve mescolato con acqua e giaccio come aperitivo oppure per accompagnare crostacei e frutti di mare.

A fine pasto, inteso come il lasso di tempo che intercorre tra un pasto e l’altro, ci sta bene il tsipuro, acquavite di vinacce a bassa gradazione alcolica. A me piace la variante glicaniso, aromatizzata all’anice. Durante un fine settimana passato con alcuni colleghi nelle montagne del Peloponneso a fare trekking, ci abbiamo dato dentro con il tsipuro del nostro ospite senza patire nessuno dei tipici effetti collaterali dell’abuso d’alcol, ossia logorrea, visione doppia e voglia di infilare il pene in esseri viventi casualmente nei dintorni.

Mi hanno parlato bene anche del raki che bevono a Creta, praticamente un tsipuro ad alto numero di ottano, e del masticha, liquore prodotto con la resina di una pianta tipica di Chios: entrambi non li ho ancora assaggiati, ma conto di porre rimedio a questa gravissima mancanza nel piu’ breve tempo possibile.

Stamattina stavo andando al lavoro e sdraiato sul marciapiede a due passi da casa ho visto un tipo, motorino riverso di fianco, macchie di sangue dappertutto e una piega sulla gamba destra in un punto e ad un angolo che non dovrebbe esistere. Probabilmente era appena stato investito da un’auto, c’erano un paio di persone attorno a lui e altre si stavano avvicinando quindi ho tirato dritto, tra l’altro non avrei potuto fare un cazzo che’ non parlo nemmeno la lingua.

Quando arrivi in Grecia, il traffico e’ una delle prime cose che ti colpiscono. Atene e’ congestionata, ma vabbe’ la meta’ dei Greci abitano li’ quindi e’ anche normale. No, la cosa che colpisce di piu’ e’ la gente che aspetta a bordo strada per attraversare. Nessuno, dico essuno azzarda un attraversamento. Mai, never, jamais!

Il motivo e’ facile da capire: il Greco non sa guidare. Non si ferma agli stop, non da’ la precedenza, parcheggia male e dove gli pare. Chi deve attraversare si raccomanda l’anima a gesuggristo e a belzebub visto che c’e’ e aspetta che la strada sia deserta come Los Alamos la mattina del 16 luglio 1945.

Non e’ un caso che la Grecia sia la nazione europea con le peggiori statistiche, e per questo giustamente i pedoni si cagano sotto al momento di attraversare.

Altre cose strane

– nelle rotonde, chi sta sulla rotonda deve dare precedenza a chi si immette, a meno che questo non abbia uno stop. Che pero’ chi e’ in rotonda non ha modo di vedere, quindi si rischia di fare un incidente ad ogni rotonda, anche perche’ non si ferma mai nessuno, a prescindere da stop e precedenze.

– Al semaforo, se puoi girare a destra o a sinistra c’e’ una freccia gialla lampeggiante che ti dice “gira, ma fai attenzione e dai la precedenza”. Tze, pia illusione!

– Se guidando, ad un certo punto, Il Greco prima di te mette le quattro frecce, sappi che sta per parcheggiare. Il che vuol dire anche mollare la macchina li’ dov’e’.

Da quando sono qui h assistito a una media di un incidente al mese. Se consideri che normalmente faccio 4 km per andare al lavoro e 4 per tornare, non e’ mica poco.

Generalmente, il cibo in Grecia non e’ un problema: entri nel primo ristorante che ti capita, ti avvicini al bancone e indichi quello che vuoi mangiare. Se il ristorante e’, tipo quelli italiani, senza bancone, vuol dire che hanno un menu bilingue e magari con le foto: in entrambi i casi sei a cavallo.

Io prendo spesso l’insalata greca (choriatiki), con pomodoro, lattuga, cipolla, cetriolo, peperone e una bella fetta di formaggio feta: e’ buona, fresca e costa poco. Altrimenti una bistecca (brisola) di manzo (boei) o maiale (chirino), con cicoria lessa (chorta) o patate fritte (patates tiganites) o insalata di pomodori (tomatosalata).

O magari del pesce: un’orata alla griglia (tsipura psita) o sardine (sardeles), acciughe (gavros) fritte o marinate o del baccala’ (bakaliaro).

Se vai in un ristorante di pesce come si deve, chiedi il saganaki midia: una zuppetta di cozze (midia) con salsa di pomodoro e formaggio graviera. Il saganaki viene fatto anche di gamberi (garides), ma fai attenzione perche’ se non specifichi ti portano il saganaki semplice, che non e’ altro che formaggio fritto. Poi calamari fritti (kalamaria tiganita), polpo lesso (ktapodi vrasto) o arrosto (ktapodi psito)

Per accompagnare, oltre all’insalata greca e al tzatziki, prova la crema di melanzane(melizanosalata).

I dolci, per finire: l’influenza della dominazione turca si sente eccome, perche’ i dolci sono, appunto, estremamente dolci. Ce ne sono tanti, i tradizionali sono a base di miele e mandorle o noci. Io pero’, quando devo, prendo lo yogurt con miele e noci tritate: fantastico.

Si parlava di cibo, quindi.
Innanzitutto devi sapere che puoi mangiare in un estiatorio * (ristorante) oppure in una taverna (trattoria). Il primo è generalmente più caro del secondo, ma non necessariamente migliore. Oppure puoi provare una psarotaverna, ossia un ristorante specializzato in pesce. I prezzi sono piuttosto variabili, per cui ti consiglio di leggere il menu coni prezzi, ammesso che riesca a districarti tra le lettere dell’alfabeto greco. Il pesce è piuttosto caro, intorno ai 25-30 euro a pasto, considerando che sostanzialmente mangi pesce arrosto o fritto.
Se vuoi spendere poco puoi sempre andare a mangiare un suvlaki: per circa 2 euro puoi mangiarne uno di maiale (chirino **) o pollo (kotopulo), con insalata, pomodoro, cipolle e patate fritte e avvolto in un pane piatto (pita): in pratica è quello che in Italia si chiama kebab, tranne che il kebab è riempito dentro, il suvlaki e’ avvolto. Il suvlaki di pollo ha una cucchiaiata di maionese, quello di maiale una di tzatziki: questa è una salsa fantastica, e ti consiglio di ordinarne una porzione ovunque tu vada a mangiare. E’ una salsa a base di yogurt greco, cetriolo grattugiato, aglio e olio di oliva. Ho specificato yogurt greco perché è completamente diverso da quello che si trova in Italia, molto più denso, compatto e con un sapore migliore. Attenzione alla fregatura: a volte ordinando un suvlaki ci si vede recapitare un piatto, con molta più roba ma anche molto più caro, in certi menù l’ho visto a più di 10 euro.
Se al suvlaki ci aggiungi due kalamaki, spiedini di pollo o maiale alla griglia con origano e limone, e una birra, pasteggi con 5-6 euro: mica male!

A proposito di birra, anche la Grecia ha le sue marche: Fix (buona, amarognola), Alfa (di sapore molto leggero), Mithos (buona, tipo Heineken), Kaiser (buona, molto amara). Altrimenti trovi dappertutto Amstel e Heineken.
Se invece vuoi mangiare qualcosa di meglio, leggi il prossimo post.

* d’ora in poi le parole greche saranno scritte come si pronunciano
** la si pronuncia raschiata

Inizio con questa una serie di post per spiegare come sopravvivere in Grecia. I bisogni essenziali sono gli stessi che si hanno in qualunque parte del mondo: mangiare, trombare e non farsi ammazzare.

Iniziamo oggi col primo punto, ossia il cibo. Innanzitutto cosa non mangiare, ossia la pasta. Io non capiro’ mai gli Italiani all’estero che per prima cosa cercano la pasta, come se non esistesse altro nella vita mangereccia di un essere umano, come se non mangiassero ogni giorno, nella propria madrepatria, la migliore pasta che si possa desiderare. Il problema, in Grecia, e’ che la pasta e’ un piatto comune, che pero’ e’ completamente diverso da quello che siamo abituati noi. In una parola, e’ scotta. Ora, io la pasta la mangio in ogni modo, col sugo e con la panna, con la carne e col pesce, ma comunque sia fatta, deve essere sempre al dente. Non quella roba molliccia, viscida e glutinosa che questi Greci sono adusi consumare.

Ricordo ancora il mio primo incontro con la pasta greca: ero nell’aereo per Atene e hanno servito la cena, tra cui un piccolo vassoio di alluminio contenente della pasta, tipo semini, in salsa di pomodoro e con sopra due pezzetti di carne di manzo (credo/spero). Per fame mangiai la carne, fibrosa ma saporita, cercando di sopprimere lo stimolo di vomitare dato dall’improvvido assaggio di un paio di pezzetti di pasta!

Messo in chiaro questo, parliamo ora di cosa mangiare realmente.

Anzi no, ne parlo nel prossimo post J

Mi sono accorto…

Pubblicato: 29 gennaio 2011 in Senza categoria
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Mi sono accorto ora che è da due mesi che non scrivo, quindi ci vuole un sostanzioso update.

Due mesi in Grecia, lavoro 58 ore alla settimana. Ho un appartamento, la macchina e internet, anche a casa: Non mi manca nulla, a parte…

La Grecia è bella, mi piace. E mi piacciono i Greci, cordiali e incasinati come noi Italiani del sud. Forse perché abbiamo sangue in comune, o forse è l’aria salata del Mediterraneo.

Vorrei fare un po’ di post e parlarne in dettaglio, vedremo. Per ora sono impegnato con altro, perché fra due settimane mi laureo.

Cheers 🙂

E sorse l’alba su un nuovo giorno in quel di Atene e, nonostante la sveglia più che mattutina, fu un buon risveglio. Forse per merito della colazione che mi aspettava. Pantagruelica, luculliana, bistecconegaleazziana invero anzichenò!

Frutta, yogurt, croissants, torte, succhi e mi fermo qui che sto iniziando a sbavare sulla tastiera. Io, tipo che si pregia di pranzare in 10 minuti scarsi, capace di ingoiare i bocconi interi quando in preda ai morsi della fame più nera, ossia sempre, sono rimasto seduto per mezz’ora davanti a cotanto spettacolo di colazione!

Poi ho fatto il checkout e mi sono seduto nella hall ad aspettare la persona che sarebbe dovuta venire a prendermi. 7 e mezzo, 8, 8 e mezzo, la chiamo e non risponde, 8  e 3 quarti, richiamo, non risponde, 9 meno 5′, provo di nuovo ‘hello’ ‘hello Fuurio’s speaking, I’m waiting for somebody to come to pick me up at the hotel’ ‘I’m sorry but since you’re quite far away from here, nobody can come there. please take a taxi’ te lo dico io dove devi prendere il taxi brutto puttanone ‘no, I’ve got a car I’ll come there by my own. I’ll call you when I’ll be there. bye’ ‘bye’

E certo che il puttanone avrebbe potuto avvisarmi per tempo. Comunque niente panico, ho risfoderato il fido Tomtom, che adesso gode della mia più incondizionata stima, e mi sono messo per strada. Sono arrivato senza problemi, alla fine del percorso sarebbe stato sufficiente seguire le flare e l’odore di hamburger fritto dell’acido solforico riciclato. L’unico problema ce l’ho avuto quando il puttanone, al telefono, ha cercato di farmi arrivare fin dentro gli uffici, cosa ben al di là delle mie capacità, e che si è risolta solo quando si è degnata di prendere la macchina e andare fino al gate dove stavo aspettando impalato come un souvlaki!